La cultura mediterranea conosce ed apprezza da secoli la grande varietà di quelle piante genericamente raggruppabili sotto il nome di “cardi”(dal latino carduus). Basti pensare al “cardo dei lanaioli” utilizzato per “cardare” la lana, oppure ancora al cardo selvatico (Cynara cardunculus) di cui si consumavano i capolini ma che veniva anche impiegato per cagliare il latte e produrre […]
La cultura mediterranea conosce ed apprezza da secoli la grande varietà di quelle piante genericamente raggruppabili sotto il nome di “cardi”(dal latino carduus). Basti pensare al “cardo dei lanaioli” utilizzato per “cardare” la lana, oppure ancora al cardo selvatico (Cynara cardunculus) di cui si consumavano i capolini ma che veniva anche impiegato per cagliare il latte e produrre profumati formaggi. E ancora il cardo gigante e il gobbo di cui si mangiano i gambi inteneriti dal buio e dal gelo.
Ma il re incontrastato di tutti i cardi commestibili è senz’altro il carciofo, considerato una sottospecie del cardo selvatico (e infatti si chiama nella terminologia scientifica moderna Cynara cardunculus ssp. Scolymus). Il suo nome è tutto un programma: Cynara viene dal greco e sarebbe il nome di una ninfa dai capelli grigio-verde amata da Zeus, non corrisposto. Il sommo dio l’avrebbe perciò trasformata nel fiore spinoso dal cuore tenero.
Cardunculus è diminutivo di carduus, dunque potremmo tradurlo con “carduccio”.
Scolymus è termine greco e significa “appuntito”, riferibile alla forma della pianta o delle brattee (le “foglie”) di alcune varietà di carciofi.
Malgrado questo addensarsi di nomi classici nella definizione scientifica, l’italiano “carciofo” deriva dall’arabo al-harchof, da cui origina anche lo spagnolo alcachofa e il francese artichaut. Effettivamente nel medioevo si perdono le tracce (almeno quelle scritte) dei cardi commestibili dell’antica tradizione mediterranea e si deve attendere l’epoca di Caterina de’ Medici, perché torni agli onori della cronaca: la regina di Francia ne era talmente ghiotta che ne patì una celebre indigestione nel 1578. Dalla corte francese, dove era arrivato dal mondo arabo, la moda del carciofo di diffuse rapidamente nel resto d’Europa.
Ma perché questa lunga assenza dalle mense europee? Bisogna ricordare che le scelte alimentari dell’Europa medievale sono state fortemente influenzate dalla religione cristiana. Ebbene, l’interpretazione delle sacre scritture bollò il cardus come mala pianta che ricordava sia il peccato originale, perché fatta crescere da Dio al posto delle piante paradisiache, sia la passione di Cristo, per le spine. In opposto, la tradizione antica (poetica, medica e dietetica) assegnava anche valenze e virtù afrodisiache a questa pianta; virtù che evidentemente confermavano agli occhi dei cristiani la sua natura “peccaminosa”. Questo spiega perché il medioevo cristiano rimosse dalle tavole europee una prelibatezza che venne riscoperta, come cibo e come afrodisiaco, solo quando la Riforma protestante scardinò molte credenze, anche alimentari.
Piuttosto che ad un’ invenzione araba si dovrà dunque pensare ad una riscoperta di un cibo dalle equivoche virtù di cui per secoli Santa Romana Chiesa ha allontanato i suoi fedeli. Stessa sorte, in fondo, che è toccata al pomodoro: per credenza religiosa assimilato, sia pure in virtù di altri percorsi mentali, al “frutto del peccato” e bandito dalle mense europee per due secoli e oltre dopo la scoperta dell’America.
Carciofo e pomodoro hanno insomma condiviso una sorta di purgatorio ideologico o per meglio dire con gli antropologi una esclusione dal nostro panorama di cose “buone da pensare” e dunque di cose “buone da mangiare”.