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Un Porco "singolare"

   di Paolo Braconi

 

Porcus singularis, cioè il porco che se ne sta da solo, è il nome con il quale dal Medioevo si prese a designare l'animale che i Romani avevano sino ad allora chiamato aper. Da singularisa singhiale poi a cinghiale (francese sanglier), il passo è breve. Ecco spiegato il nome del noto antenato selvatico del maiale. Evidentemente la caratteristica tendenza dei maschi adulti a restarsene isolati dai branchi dei loro consimili ha influenzato il modo di concepire (e dunque di definire) il cinghiale. 

D'altro canto, in molti paesi e presso molte genti il cinghiale da tempo immemorabile rimanda anche all'idea del selvatico, della selvaggina per eccellenza, della carne prodotta dalla caccia. Il suo comportamento, il colore, la forza, la pericolosità lo hanno fatto definire anche la "bestia nera" per antonomasia, spesso associata alla personificazione  del male, del diavolo e della cattiva stagione.

Ma non dappertutto e non sempre è stato così.

Nella cultura religiosa dei Celti, ad esempio, il cinghiale rappresentava il potere spirituale dei druidi, contrapposto a quello temporale dei cavalieri, simboleggiati dall'orso. Questa simbologia, a sua volta, rimandava alla tradizione religiosa dell'India, dove il cinghiale (varâha) era uno degli avatara (incarnazioni)  di Vishnu ed era intimamente collegato, nel nome, al centro spirituale primordiale. Infatti la radice var di varâha è la stessa di bor (da cui Borea). In sintesi, la regione iperborea, il Nord estremo, era immaginato come la "terra del cinghiale", così come l'Orsa Maggiore era in origine chiamata costellazione del Cinghiale.

L'intreccio di queste implicazioni simboliche riguarda anche il mito del Cinghiale Caledonio, inviato dalla dea Artemide a devastare il regno del re  Oineo. Il figlio di costui, Meleagro, guidò la spedizione di eroi che riuscì ad uccidere l'animale grazie all'abilità dell'unica femmina del gruppo, Atalanta, che lo ferì per prima. Per riconoscenza Meleagro le consegnò come trofeo la pelle della bestia uccisa, dando avvio ad una lunga contesa con gli altri cacciatori. Una versione del mito definisce Atalanta figlia di un'orsa, mentre un'altra  afferma che il cinghiale Caledonio era bianco. Ora, il bianco era il colore dei  druidi e d'altra parte alla Caledonia greca del re Oineo fa preciso contrappunto la Caledonia celtica, con la foresta di Brocelandia in cui la radice bro obor, rimanda di nuovo alla "terra del cinghiale". Brocelandia è il territorio di Merlino, prototipo del druido,  come del resto Artù lo è dei Cavalieri. Ma Artù, a sua volta,  cela nel nome la sua origine "orsina" (arktos, in greco è orso), con il che torniamo all'universo simbolico da cui siamo partiti: cinghiali/druidi - orsi/cavalieri.

Era dunque da questo nostro mondo, in cui la pura conoscenza spirituale ha ceduto sconfitta di fronte alla materialità razionale, che voleva elevarsi Franco Battiato quando cantava "spero che ritorni presto l'era del Cinghiale Bianco".

 

 

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017