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La salsiccia è uguale per tutti



   di Paolo Braconi

La salsiccia è una bella invenzione. Nonostante l’apparente semplicità – in fondo è carne a pezzettini, condita e insaccata – si dice che i soldati romani l’abbiano conosciuta solo dopo essersi scontrati coi Lucani. Da questo scontro/incontro la “lucanica” (salsiccia di Lucania) sarebbe entrata nel vocabolario latino e ancora oggi, con lo stesso nome e significato, permane nelle parlate del Nord Italia e in Grecia. In realtà esistevano altri nomi: insicia, botuli (e il diminutivo botelli), tomacula, circelli, hillae… per designare insaccati di varia forma e dimensione e soprattutto di diversi ingredienti e condimenti: polpa e grasso, fegato, polmoni, sangue, cereali, frutta secca, porri, aromi, vino… Ovviamente indispensabile la presenza del conservante, il sale, da cui salsa insicia (insaccato con sale) che è all’origine del termine “salsiccia”.

A prima vista sembrerebbe uno dei tanti espedienti che l’ingegno umano ha escogitato per conservare il cibo, ma a ben vedere si potrebbe aggiungere una riflessione meno scontata. La spartizione della carne, sia di quella ottenuta dalla caccia che di quella d’allevamento, è stata sempre un’operazione legata al rispetto di precise gerarchie: le parti migliori ai più ricchi o potenti (dèi, re, sacerdoti...) e il resto agli altri, più o meno in parti uguali. Più o meno, appunto, perché dividere in parti esattamente uguali un animale macellato è praticamente impossibile. Possono sorgere liti, invidie, prevaricazioni, e la “condivisione” del cibo che spesso è il cemento di un gruppo può diventare argomento di “divisione”. A meno che non si faccia a pezzi tutta la carne, la si metta insieme, la si mescoli e la si risuddivida tra i pretendenti, magari in forme esattamente confrontabili per dimensioni e numero; in altre parole non si trasformi in salsicce la carne da spartire in parti uguali.

Prendiamo ora in considerazione l’aforisma:

“la gente a cui piacciono le salsicce e che rispetta le leggi non dovrebbe mai guardare come entrambe vengono fatte”

dove si allude a cose buone fatte di cose che buone non sembrerebbero, come certe salsicce di “ripulitura di banco” e certe leggi frutto di operazioni di “bassa macelleria” politica, tanto per rimanere in tema. Orbene, seguendo la nostra riflessione, noi che seguitiamo ad amare un mazzafegato anche conoscendone l’intima natura e rispettiamo le leggi pur conoscendo le “qualità” dei legislatori, suggeriamo un diverso confronto, ricordando che sempre e comunque le leggi dovrebbero nascere come le salsicce: uguali per tutti.

 

 

 

 

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017