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L'Orata e la scoperta dell'acqua calda


   di Paolo Braconi


Nella Roma imperiale, allietare una cena con pesci, molluschi o crostacei di pregio era diventata una moda ineludibile per i ricchi, tanto che le più lussuose ville marittime erano dotate di costosi impianti per rendere autonomo l’allevamento e la conservazione di diverse specie acquatiche.
Chi non poteva rifornirsi dalle proprie tenute, doveva ricorrere ad un mercato tanto diversificato quanto dispendioso.
Infatti la crescente richiesta di materia prima di pregio aveva spinto alcuni “imprenditori” ad avviare sistemi di allevamento così remunerativi da segnare la fortuna e persino il nome della famiglia, come nel caso dei Licinii Murena.
Caio Sergio Orata si distinse invece per l’ingegno con cui allevò e valorizzò le ostriche del lago Lucrino e si diceva che il cognomen “Orata” gli derivasse dall’essere particolarmente ghiotto di questi pesci, ma forse non è proprio così.
Sta di fatto che in età imperiale le ostriche del lago Lucrino erano considerate le migliori, tanto che il poeta Marziale in un suo epigramma scrive: “Non tutte le orate meritano lode e pregio, tranne quelle che si siano nutrite dell’ostrica del Lucrino”.
Le orate si cibano prevalentemente di cozze e vongole che riescono a frantumare con la loro dentatura, ma non disdegnano anche bivalvi di altra specie.
In ogni caso, nel paradossale verso di Marziale curiosamente ritroviamo il binomio ostriche-orate per cui Caio Sergio Orata è passato alla storia.
In realtà il nostro allevatore di ostriche e divoratore di orate era noto nell’antichità anche per un’altra invenzione, quella dei “bagni pensili”, che la tradizione archeologica ha da sempre identificato con gli ipocausti
, cioè le camere d’aria riscaldata su cui poggiano pavimenti e vasche delle terme romane.
Ma oggi sappiamo che tale ingegnoso sistema di riscaldamento è ben più antico di Sergio Orata, che visse nel I secolo a.C.
Si è dunque pensato che i “bagni pensili” di sua invenzione non fossero impianti termali destinati alla cura corporea umana, bensì apprestamenti idraulici che consentivano di immettere acqua calda termale (il Lago Lucrino è nei Campi Flegrei) nelle vasche per l’itticoltura, le
piscinae (letteralmente vasche per i  pisces, cioè per i pesci).
In verità, proprio le orate sono molto sensibili alle variazioni di temperatura dell’acqua e il loro allevamento trova particolare vantaggio dalla disponibilità di acqua calda durante la stagione invernale.
Insomma, oggi c’è chi pensa che Sergio Orata dovesse il suo nome non tanto alla spiccata predilezione gastronomica per le orate quanto alla sua pionieristica scoperta che l’acqua calda termale, opportunamente condotta e regolata nelle piscinae, favoriva l’allevamento di questa pregiata specie ittica.

 

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017