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Adone, Maramao  e altre storie di insalate

   di Paolo Braconi

Insalata è "una cosa condita col sale" e, almeno in origine, la parola indicava quelle verdure dell'orto che si mangiavano crude, con l'aggiunta del più semplice dei condimenti. Ancor prima, i Romani chiamavano queste verdure acetaria, ponendo l'accento su un altro condimento considerato economico ed   essenziale  per il loro consumo.

E' pur vero che oggi la parola insalata ricomprende molto di più e di diverso di un preparato a base di verdure: insalate "di pasta", "di riso", "di mare", "di pollo", "di frutta"... E tuttavia, nell'uso comune, la parola indica piuttosto la verdura da sempre al centro delle insalate, vale a dire la lattuga. Come quella del Trio Lescano, che chiede  al gatto Maramao perché avesse lasciato questo mondo, visto che "l'insalata era nell'orto", oppure beccata dal papà della celebre Paperina a caccia di papaveri, cantata da  Nilla Pizzi ("aggiunse poi beccando l'insalata: che cosa ci vuoi far questa è la vita? Lo sai che i papaveri son alti alti alti..."). Casi celebri in cui "insalata" sta evidentemente per "lattuga".

Stupirà tuttavia scoprire che in questa apparente semplicità la lattuga  ha una storia remota assai ambigua e complicata. Per gli antichi Egiziani era sacra a Min, il dio della fecondità, raffigurato col membro eretto; segno evidente che  lattuga e sessualità erano in stretto rapporto nella valle del Nilo.

Al contrario, per i Greci la lattuga era un anafrodisiaco, cioè un cibo da evitare per non fare brutte figure nell'intimità.

Augusto, per converso, pare che ne andasse  ghiotto e che ne ricevesse vantaggi medicamentosi.

Proprio quest'ultima caratteristica, cioè le sostanze contenute nell'umile pianta, potrebbe spiegare tanta disparità di opinioni. Il fusto del  fiore della lattuga, infatti, una volta reciso, emette un lattice bianco che dà il nome latino alla pianta: lactuca da  lac (latte). Questo lattice, essiccato, produce una sostanza resinosa, il lattucario, noto in farmacopea per le sue proprietà narcotico-sedative e analgesiche, quelle appunto stigmatizzate e temute dai Greci. Ma se tale sostanza viene assunta in dosi più importanti, l'effetto è simile a quello dell'oppio papaverino. Le conseguenze psichiche e fisiche di questo altro uso della lattuga potrebbero avere indotto gli Egiziani ad istituire il nesso positivo con la sessualità.

Sta di fatto però che il giudizio della cultura greca sulla lattuga ha pesato a lungo nella tradizione alimentare occidentale, dove la pianta ha continuato a caricarsi di un simbolismo alimentare negativo simboleggiato dalla triste vicenda di Adone, il bellissimo figlio di Mirra che morì proprio in mezzo alla lattuga, amante richiestissimo dalle donne, proprio come il nostro gatto Maramao che lascia gattine innamorate tutte in "gara a far le fusa".

Probabilmente si tratta solo di casualità, o di reminescenze di cultura classica nelle menti di parolieri d'altri tempi, ma un papero che mangia lattuga, mentre sconsiglia alla figlia i papaveri, e un gatto amatissimo, che muore in presenza di lattuga, sembrano una sorta di banalizzanti variazioni su temi di antichissima origine.

Citazioni semiserie a parte, un dato antropologico sembra tuttavia ormai acquisito: la natura della lactuca, letto di morte di Adone, è fredda e umida e il suo "latte" richiama i "succhi femminili". Proprio per questo gli antichi decisero di metterle accanto, nell'insalata, una pianta dalle valenze opposte: piccante, dunque secca e calda e dai forti succhi "virili", l'eruca, cioè la rucola.

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017