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L'agnello e le Pasque

   di Paolo Braconi

Nella nostra cultura mediterranea, per lungo tempo la carne non ha occupato un posto di primo piano nell'alimentazione quotidiana, ma ha significato un qualcosa in più rispetto al ripetersi, spesso monotono, di una dieta soprattutto a base vegetale (cereali, legumi, verdure, frutta, olio, vino), con sporadiche integrazioni di proteine animali. Per secoli, infatti l'unico animale da carne è stato il maiale, mentre ovini e bovini entravano nell'alimentazione solo quando non erano più in grado di produrre materie prime (latte, lana)  o forza lavoro; cosa che avveniva o quando erano malati o troppo vecchi, anche per la riproduzione. Facile immaginare che la qualità delle carni in questi casi non dovesse essere della migliore. Cibarsi di animali “utili” giovani era dunque un lusso, un mangiare straordinario, un cibo per la festa.

E in effetti anche la carne d'agnello  fa parte di questo mangiare della festa, che diviene abitudine diffusa nelle classi agiate romane, come testimonia Apicio, tramandandoci alcune ricette a base di agnello o capretto.

Ma il consumo di questa carne ha soprattutto un valore simbolico nel mondo ebraico. Gli Ebrei infatti celebravano la Pasqua secondo le prescrizioni riportate nella Bibbia (Esodo 12,1 - 14,46):

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: Questo mese (cioè Nisan, tra marzo e aprile, n.d.a.) sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello secondo quanto ciascuno può mangiare. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo custodirete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà tra i due vespri. Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, la mangeranno con azzimi ed erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! In quella notte io passerò nel paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei dell'Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete con un rito perenne. In una sola casa si mangerà: non ne porterai la carne fuori di casa; non ne spezzerete alcun osso.

 

Fu dunque  grazie al sangue dell’agnello immolato che il Signore passò oltre e risparmiò dalla morte il popolo di Israele schiavo in Egitto. E’ questo “passar oltre”, che in ebraico si dice “pesah”, che ha dato il nome al latino “Pascha” da cui l’italiano “Pasqua”. E’ dunque su questa prescrizione antica che si fonda la tradizione dell’agnello pasquale.

Ma la Pesah ebraica è proprio il periodo in cui si consumò la passione e morte di Cristo, così che l’agnello della tradizione biblica è divenuto per i cristiani il simbolo stesso del sacrificio divino: agli agnelli che salvarono il popolo di Israele, si sostituisce l’Agnello di Dio (Agnus Dei), che salva il mondo intero.

L’agnello è dunque il cibo-simbolo della Pasqua, sia di quella ebraica che di quella cristiana, anche se probabilmente a molti sfugge l’origine di questa abitudine alimentare.

Esiste inoltre un’altra grande festa in cui il ricorso all’agnello costituisce un “memoriale” religioso: si tratta della “Grande Festa”  (Aid el Kebir) degli islamici, non a caso definita anche “Pasqua musulmana” o “Festa dell’agnello”, che è il rito che conclude il pellegrinaggio alla Mecca. La comunità si riunisce per immolare e mangiare carne d’ agnello, simbolo in questo caso della vittima che all’ultimo momento il Padre Abramo sacrificò sull’altare al posto del figlio, salvando così, per volere di Dio, la sua discendenza.

Ebrei, cristiani e musulmani celebrano dunque “pasque” differenti nel loro valore religioso, ma rese simili dal ricorso al medesimo animale, l’agnello, che a tutti ricorda la comune discendenza dalla stirpe di Abramo. Ben altra storia da quella del maiale, proibito a ebrei e musulmani, che sottolinea l’apertura “universalistica” del cristianesimo al mondo di cultura (anche alimentare) greco-romana.

 

 

 

 

 

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017