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Il persico e la pertica nella rete

   di Paolo Braconi

Nec te, delicias mensarum, perca, silebo,

Amnigenos inter pisces dignande marinis,

Solus puniceis facilis contendere mullis:

 

(E non tacerò di te, delizia delle mense, pesce persico,

l’unico d’acqua dolce paragonabile a quelli marini,

e degno di gareggiare con le triglie dalle scaglie rosseggianti).

                    Ausonio, Mosella, 115-117

Si conoscono diversi generi di persico: il  variopinto persico sole, il vorace persico trota (o boccalone) e lo striato persico reale. I primi due sono stati importati dall'America e nominalmente non sarebbero dei veri persici. Per la classificazione scientifica moderna, infatti, solo il persico reale (Perca fluviatilis) è assegnato alla famiglia dei Percidi, nome derivato dal greco perke e dal latino perca, con cui in antichità si definivano diversi generi di pesce. Il passo sopra riportato di Ausonio (IV secolo) celebra sicuramente la bontà del persico reale  della Mosella, il fiume della germanica Treviri. Nei fiumi e nei laghi di quelle contrade dell'Europa centrale il perca era dunque rinomato già nell'antichità, mentre in molte acque interne italiane la specie venne introdotta più recentemente. Oltre mille anni dopo Ausonio, un altro "nordico", Maestro Martino da Como inserisce nei suoi ricettari metodi per lessare o friggere, a seconda della taglia, il persico.

Nei paesi del Nord Europa dove era autoctono, il persico si chiama ancora oggi con un nome molto simile a quello antico: perch in inglese e tedesco, perche in francese: le stesse parole che in quelle lingue indicano la pertica, cioè il bastone o asta di legno utilizzato dai Romani come unità di misura di lunghezza  (la pertica romana era di 10 piedi). Questo caso di omonimia può giocare curiosi scherzi in internet. Se infatti proviamo a pescare, con la rete informatica, e digitiamo in italiano  "pesce pertica", compaiono centinaia di pagine (e di immagini) che rimandano al pesce persico. Ma se  cerchiamo nella lingua italiana tra i significati di pertica non si trova alcun riferimento al pesce, tantomeno al pesce persico.

La colpa, per così dire, è dei traduttori del Web che estendono automaticamente anche all'italiano l'omonimia che accomuna in gran parte del mondo il persico alla pertica.  E così i numerosissimi traduttori automatici presuppongono un italiano (inesistente) "pesce pertica"  come traduzione di  perch(e): che altrove significa pertica e pesce persico e, dunque, secondo la logica del calcolatore, anche pesce pertica.

Per contro, ad un italiano curioso di etimologia, piuttosto che ad una pertica il termine "persico" farebbe pensare alla Persia, come nel caso della pèsca o persica (malus persica = mela persiana), o anche del  Golfo Persico. Invece né pertica né Persia hanno a che fare col nostro pesce ma il greco  perke, riferito al colore scuro/maculato (in greco perknos) dell'animale. La stessa probabile origine del raro aggettivo italiano "pèrso" (scuro, fosco), come l'aria infernale in cui Dante appare a Paolo e Francesca, la quale così lo saluta: "o animal grazioso e benigno/ che visitando vai per l'aere pérso/ noi che tignemmo il mondo di sanguigno".

Speculazioni di linguisti, glottologi e filologi, spesso in disaccordo tra loro, tanto è vero che sull'origine del "pérso" dantesco le ipotesi ancora in campo sono diverse e sopravvive tenacemente anche quella persiana nel senso di "colore delle stoffe provenienti dalla Persia".

Congettura per congettura, ci piace allora suggerire agli internauti che la forma allungata e le strisce verticali che contraddistinguono il nostro persico lo rendono molto simile ad un' asta graduata, come doveva essere una pertica da agrimensore. Col che avremmo, sia pure scherzando, tolto definitivamente il pesce persico alla Persia e dato sostanza all'invenzione della Rete informatica, che ha creato una nuova specie ittica: il pesce pertica.

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017