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Il Peperone e la modernità



   di Paolo Braconi


Il peperone dolce, quello che mangiamo in bandiera e mille altri saporiti modi, è stato selezionato a partire dalla varietà piccante, quella che stupì Colombo alla scoperta delle “Indie Occidentali”.
Le popolazioni del posto infatti facevano largo uso dei piccanti o piccantissimi frutti di questa pianta, anche mescolandoli alla loro bevanda sacra tradizionale, a base di cacao.
Era l’unica spezia conosciuta presso quei popoli americani e da subito il suo sapore la fece assimilare al pepe,la pregiata e rara spezia piccante nota da secoli in Europa,importata dall’Oriente lungo vie allora in gran parte sotto il controllo degli arabi. Per questo gli spagnoli pensarono di aver scoperto un nuovo “pepe”, che avrebbero commerciato in esclusiva e dai cui traffici avrebbero avuto grandi introiti.
In effetti la nuova spezia ebbe da subito larghissimo consenso in Europa,dove ben presto però si apprese anche a riprodurre visto che, diversamente dal pepe, il peperone poteva facilmente adattarsi anche ai nostri climi.
Gli spagnoli dunque ebbero ragione a pensare di avere trovato una valida alternativa al pepe, ma sbagliarono a sperare di poterne sfruttare il monopolio: bastava impossessarsi di qualche seme per riprodurre nell’orto, o persino in casa, in qualche vaso, il colorato e saporito frutto.
In pochi decenni l’uso del peperone (piccante) si diffuse in Europa, Asia e Africa e divenne in un certo senso un “pepe dei poveri”, molto più accessibile e meno costoso del pepe d’Oriente.
È probabile che anche il colore rosso, caratteristico della quasi totalità dei peperoncini in uso in Occidente, abbia avuto una sua importanza nella fortuna della pianta, visto che sappiamo quanto sia determinate il ruolo dei colori nella percezione dei sapori.
Il nero del pepe e il rosso del peperoncino non sono affatto equivalenti agli “occhi dello stomaco”, a prescindere dal gusto e dal prezzo.
Sta di fatto che in molte regioni del mondo il peperoncino conferisce colore rosso e sapore piccante a tipiche specialità tradizionali e questo sembra rimandare a tempi chissà quanto remoti, perché nell’immaginario collettivo “tradizionale”implica spesso anche “antico”. Si può essere così tentati di immaginare landuja calabrese o molti salumi e insaccati del nostro meridione risalenti all’epoca di Bronzi di Riace, loro sì sono “antichi”; ma se riflettiamo un momento e applichiamo con rigore le categorie storiche, dobbiamo ammettere che ciò che è venuto dopo la scoperta dell’America, come il pomodoro, la patata, il tabacco, il cacao, certi fagioli... è in realtà “moderno”.
E così è moderno l’universo dei peperoni, arrabbiati o dolci che siano, mentre la nostra mania di considerare più buono l’anticoche il moderno ci sembra, almeno in gran parte, tutta contemporanea.


 

 

 

 

   

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Aggiornato il: 15 luglio 2017