il · senso · del · gusto · per · la · storia

the · sense · of · taste · for · history
  SHOP ONLINE
 
Home Chi siamo Archeologia e Cucina Prodotti Attività ed Eventi Contatti

Il Cavolo e la cicogna

 

   di Paolo Braconi

Marco Catone e Celio Apicio lodavano tanto il cavolo cappuccio, che arrivarono a dire esser'epilogate in questo tutte le virtù e sapori dell'altr'erbe; vale a dire che di questa foglia n'erano avidissimi anche gli antichi, siccome ne sono i moderni.....

Così elogia il cavolo il  grande cuoco settecentesco Vincenzo Corrado, nel suo ricettario tutto vegetale intitolato "Del cibo pitagorico, ovvero Erbaceo per uso de' nobili e de' letterati" (Napoli 1781). Occorre avvertire che le ricette di Corrado sarebbero per noi poco vegetariane in senso stretto, essendo il cavolo cotto in brodo di carne o di pesce, condito con burro, formaggio,  prosciutto o cervella....

Sta di fatto tuttavia che nell'antichità la brassica (il nome latino del cavolo) godette di una fama straordinaria non solo come alimento adatto a tutte le stagioni, crudo o cotto, ma anche come rimedio a una molteplicità di affezioni (compresa impotenza e ubriachezza). Catone il censore ne fu un grande consumatore ed estimatore, considerandolo il segno più tangibile della bontà dei rimedi naturali della tradizione romana,  da opporre alle pericolose manipolazioni della medicina greca.

Questo robusto ortaggio, nelle sue diverse varietà, ha costituito per secoli un caposaldo alimentare, immancabile materia prima di zuppe e minestre, da solo o accompagnato da altri ingredienti come la carne di maiale nella casseula lombarda. Può anche essere scorta alimentare conservata per fermentazione controllata, i crauti, anch'essi a volte compagni di salsicce e altri tagli di maiale, come nella choucrute alsaziana. Proprio in Alsazia il cavolo ha conservato a livello popolare una ricca serie di detti, credenze, pratiche sulle quali ci vogliamo soffermare. Nell'immaginario dei contadini di quelle terre, l'ortaggio  ha una valenza simbolica particolare. Le  foglie centrali del cavolo cappuccio (come del resto la rosa) vengono assimilate al sesso femminile, mentre il fusto, il caulis latino (da cui "cavolo" in italiano) rappresenta il membro virile; è questo, in fondo,  lo stesso meccanismo che spiega gli eufemistici modi di dire popolari italiani  (non capisci un cavolo, non c'entra un cavolo, lo scherzo del cavolo, testa di cavolo ecc.).

Ma più interessante è la similitudine istituita tra il ciclo vitale del cavolo,  in Alsazia tradizionalmente seminato a marzo e raccolto nove mesi dopo, a  novembre e la gestazione umana.  Oltre alle trasparenti allusioni accennate, si aggiunga che alle contadine che estraggono  con le due mani con  gesto roteante la "testa" da terra e tagliano la radice (il "cordone ombelicale")  viene popolarmente dato il nome di "levatrici".

Insomma in terra alsaziana il cavolo è fortemente collegato a sessualità, fertilità, abbondanza di prole e di latte, disponibilità di cibo e aspettativa di vita, una vita umana che prevalentemente veniva concepita a marzo per nascere, così mostrano le statistiche, a novembre, proprio come quella del simbolo vegetale. Un tale plesso di tradizioni popolari sembra il residuo di un sistema di credenze condivise con altri paesi dell'Europa orientale e dell'Italia stessa, dove sopravvive il mito culturale  dei bambini che nascono dai cavoli (come si dice in Francia), o sotto i cavoli (come si dice da noi). Mito che  si oppone  a quello di altra origine e altrettanto noto secondo il quale i bambini vengono.... portati dalla cicogna.

 

 

 

  

 

 

 

 

 

   

Home ] Su ] La Salsiccia ]

Inviare a info@archeofood.com un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Aggiornato il: 15 luglio 2017